Economia e finanza
«The Creature from Jekyll Island»: recensione

«La verità vi renderà liberi, ma prima vi farà incazzare»
- Gloria Steinem
Introduzione: la nascita della Federal Reserve
Il Federal Reserve System è il sistema di banca centrale degli Stati Uniti, creato il 23 dicembre 1913 con l’approvazione del Federal Reserve Act. I tre obiettivi fondamentali della Federal Reserve sono: massimizzare l’occupazione, stabilizzare i prezzi e contenere i tassi d’interesse a lungo termine. Nel corso degli anni i suoi compiti si sono ampliati e oggi comprendono anche la vigilanza e la regolamentazione delle banche, il mantenimento della stabilità del sistema finanziario, la fornitura di servizi finanziari alle istituzioni depositarie e la pubblicazione di numerosi studi economici. (Wikipedia)
La riunione da cui nacque la Federal Reserve si svolse nella massima segretezza, sull’isola di Jekyll, in Georgia, con lo scopo di costituire un cartello bancario che proteggesse i propri membri e di convincere in qualche modo l’opinione pubblica che fosse nel suo interesse sostenerne la creazione come agenzia del governo degli Stati Uniti. Dalle cronache disponibili sappiamo che alla riunione del 1913 parteciparono, tra gli altri: Nelson W. Aldrich, presidente della National Monetary Commission e socio d’affari di J.P. Morgan; Abraham Piatt Andrew, vicesegretario del Tesoro degli Stati Uniti; Frank A. Vanderlip, presidente della National City Bank di New York; Paul M. Warburg, rappresentante della dinastia bancaria dei Rothschild in Inghilterra e in Francia e capo del consorzio bancario Warburg in Germania e nei Paesi Bassi.
Le motivazioni di un cartello
Un cartello è un gruppo di operatori di mercato indipendenti che si accordano tra loro per aumentare i profitti e dominare il mercato; spesso si tratta di un’alleanza tra rivali ed è considerato un comportamento anticoncorrenziale. Sembra difficile credere che la Federal Reserve possa essere definita un cartello, ma i suoi fondatori erano chiari sulle loro intenzioni. Secondo il resoconto della riunione che Nelson W. Aldrich ha lasciato nel suo libro, The Federal Reserve System, ITs Origin and Growth:
Nel complesso, questi uomini rappresentavano all’epoca circa un quarto della ricchezza mondiale. A spingerli a collaborare era soprattutto la lotta contro un nemico comune: la concorrenza. Dal 1900 il numero di banche non nazionali di piccole e medie dimensioni aveva continuato a crescere e a prosperare nell’area, alimentando una costante tendenza alla diversificazione che distribuiva i ricavi tra più operatori. Nel 1910 circa il 71% delle banche non nazionali deteneva il 57% dei depositi, e per legge queste banche potevano anche emettere una propria moneta sotto forma di banconote. Le banche potevano concedere prestiti oltre i depositi effettivi, ma restavano vincolate alle riserve d’oro in loro possesso. Le imprese americane si finanziavano sempre più con capitale proprio, il che le rendeva via via più indipendenti dal credito bancario. Allo stesso tempo, il governo federale aumentava regolarmente le proprie riserve d’oro e riduceva il debito pubblico, erodendo ulteriormente il potere che le banche erano note per detenere. Per i grandi operatori del mercato doveva essere un serio motivo di preoccupazione: la loro quota di mercato calava costantemente, le loro fonti di reddito si assottigliavano e la loro importanza diminuiva. A peggiorare le cose c’era il fatto che le banche potevano prestare molto più di quanto ricevevano, in un rapporto di 10 a 1, mentre il contante effettivamente detenuto era pari al 3%. Ciò significava che più debito veniva rimborsato, meno «attività» restavano disponibili su cui concedere prestiti, e minori erano gli interessi incassati come profitto. Di qui la pratica del «loaning up», cioè spingere i coefficienti di riserva il più in basso possibile. I rappresentanti delle grandi banche avevano bisogno di un modo per controllare e invertire la tendenza alla diversificazione dovuta alla crescita delle banche non nazionali, e di trovare il modo di allentare i limiti all’emissione di capitale.
La soluzione era sganciare l’offerta di moneta dall’oro e renderla abbondante, più elastica. Se tutte le banche fossero state obbligate a concedere prestiti con lo stesso coefficiente di riserva, indipendentemente dalla storia creditizia della banca e dal rischio del prestito, non ci sarebbero stati drenaggi di riserve da una banca all’altra. Con un sistema del genere avrebbe potuto crollare l’intero settore bancario, ma non le singole banche: tutte avrebbero camminato alla stessa, minima distanza dal baratro. L’obiettivo del gruppo riunito sull’isola di Jekyll era dunque:
- far confluire le riserve delle banche del Paese in un’unica grande riserva, così che tutte seguissero lo stesso coefficiente di riserva
- nel caso in cui ciò avesse portato al crollo dell’intero sistema bancario, trovare il modo di trasferire le perdite dai proprietari delle banche ai contribuenti
- convincere il Congresso che il piano era una misura a tutela del pubblico
Convincere il pubblico a sostenere l’inflazione
La prima decisione presa per rendere accettabile al pubblico questa forma di organizzazione fu dare al cartello un nome il più possibile neutro, capace di sfuggire allo scrutinio dell’opinione pubblica: banca centrale. Non era «una banca, ma un’unione cooperativa di tutte le banche del Paese per scopi definiti» (Aldrich), e avrebbe «reso tutte le banche costituite comproprietarie di un potere centrale dominante» (A. Barton Hepburn). Aldrich fu esplicito anche in questo commento: «Prima dell’approvazione di questa legge, i banchieri di New York potevano dominare soltanto le riserve di New York. Ora siamo in grado di dominare le riserve bancarie di tutto il Paese».
Warburg era già noto per una posizione molto precisa: lamentava che il sistema monetario americano fosse paralizzato dalla sua dipendenza dall’oro e dai titoli di Stato, entrambi disponibili in quantità limitata. Passò molti anni a cercare di convincere il pubblico e il governo ad adottare le sue proposte e scrisse numerose pubblicazioni su come un sistema del genere avrebbe funzionato. Fu sua l’idea di presentare l’organizzazione mettendo sempre in risalto i benefici per il pubblico, l’economia e il mondo degli affari: tassi d’interesse più bassi, maggiori finanziamenti per i progetti e la prevenzione dei panici finanziari.
È curioso che la ragione più nota e accettata della nascita di questo cartello bancario sia il panico del 1907, come si legge nei libri di testo: «con la sua allarmante epidemia di fallimenti bancari, il Paese ne aveva abbastanza, una volta per tutte, dell’anarchia di un sistema bancario privato instabile». Eppure, dalla sua istituzione, la storia registra innumerevoli crisi bancarie, tra cui i crolli del 1921, la Grande depressione del 1929-1939, la Grande recessione del 1953-69 e il Black Monday del 1987. Sono questi episodi a costringerci a interrogarci sulla capacità di un’organizzazione del genere di stabilizzare l’economia: con esperti e funzionari che ne hanno rivisto lo statuto innumerevoli volte e avrebbero dovuto imparare dalla storia, si arriva alla conclusione paradossale che quelli non sono mai stati i veri obiettivi. Lo scopo della Federal Reserve non è uccidere la gallina dalle uova d’oro, ma se mai dovesse sorgere un conflitto d’interessi tra il pubblico e le esigenze del cartello, a essere sacrificato sarebbe il pubblico. Che cosa implica tutto questo? Che in caso di crisi sistemica delle banche i contribuenti sono chiamati a sostenere il costo del salvataggio sotto forma di una tassa invisibile: l’inflazione.
La riserva frazionaria consente di creare dal nulla moneta scritturale; le banche potevano quindi trarre profitto da questa moneta non spendendola, ma prestandola ad altri e incassando gli interessi. Nei libri contabili della banca questa compare come attività. Quando un debitore non riesce a rimborsare il prestito, la banca deve svalutarlo come perdita. Tuttavia, poiché quel denaro era stato creato dal nulla, ben poco di tangibile va perso, e sui libri restano soltanto le passività registrate in precedenza. L’unico modo per riequilibrare i conti è attingere di nuovo al capitale investito dagli azionisti della banca o detrarre la perdita dagli utili. Quando questo accade, la banca diventa insolvente ed esce dal gioco. Questo era stato il meccanismo principale che limitava quanto le banche potessero prestare e che teneva sotto controllo il loro rapporto tra prestiti e mezzi propri. Gli operatori erano prudenti e i fallimenti bancari erano piccoli e rari.
Con l’esistenza del Federal Reserve System, della Federal Deposit Insurance Corporation e della Federal Deposit Loan Corporation, l’abile manovra viene presentata al pubblico sotto forma di garanzie sui prestiti alle grandi imprese, anche in caso di insolvenza. Le banche si liberano così del meccanismo che le aveva protette dal fallimento e sono incoraggiate a concedere quanti più prestiti dubbi possibile. Un singolo prestito a un Paese del Terzo mondo permette alle banche di incassare un profitto considerevole, spesso con l’idea che meno ci si aspetta di essere rimborsati e meglio è, perché il governo federale «proteggerà il pubblico» attraverso vari meccanismi che assicurano alle banche di continuare a ricevere gli interessi. Spesso questi prestiti vengono rinnovati con nuovi prestiti ancora più grandi: di fatto si prende a prestito due volte dalle banche per pagare gli interessi sia del primo sia del secondo prestito, a tassi sempre più alti. Invece di svalutare il prestito, la banca farebbe di tutto pur di tenersi il debitore, quel tanto che basta perché continui a pagare gli interessi, generando così per la banca un profitto maggiore di quello di un prestito più prudente. Questi prestiti ristrutturati comportano tassi d’interesse più bassi ma periodi di rimborso più lunghi, centrando l’obiettivo del gioco: il prestito resta un’attività e gli interessi continuano ad arrivare. Questo sistema diventa il meccanismo principale che allinea gli interessi delle banche verso la concessione di grandi prestiti poco solidi, con l’obiettivo di un interesse perpetuo.
Secondo il Banking Safety Digest, i crediti problematici sono in realtà una parte importante del business: «Ai livelli di redditività dello scorso anno, il settore bancario potrebbe, in teoria, “riscattare” l’intero ammontare dei propri prestiti latinoamericani nel giro di due anni». Una volta convinto il Congresso a garantire integralmente il prestito, il governo ne diventa cofirmatario, e le inevitabili perdite vengono tolte dal bilancio della banca e caricate sulle spalle dei contribuenti americani.
Perché il sistema è difettoso
La Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) è una delle due agenzie che forniscono un’assicurazione sui depositi presso le istituzioni depositarie statunitensi; l’altra è la National Credit Union Administration, che regola e assicura le cooperative di credito. La FDIC fu istituita durante la Grande depressione, inizialmente con una copertura fino a 2.500 dollari per categoria di titolarità, poi aumentata nel corso degli anni, anche per tener conto dell’inflazione, fino a 250.000 dollari per categoria. Benché sembri proprio il tipo di tutela di cui i depositanti hanno bisogno, le somme detenute dalla FDIC non saranno mai sufficienti a coprire la sua potenziale esposizione verso l’intero sistema bancario. L’importo assoluto assicurato cresce, ma si trascura un elemento cruciale: la sua dimensione relativa rispetto all’ammontare complessivo dei depositi bancari, che diminuisce a un ritmo più rapido. In altre parole, la FDIC dispone di circa 0,70 dollari ogni 100 dollari (1994). L’esposizione finanziaria della FDIC è più grande di circa il 99,3% rispetto alla rete di sicurezza che dovrebbe garantirla. All’epoca, l’ipotetico fallimento di appena due grandi banche avrebbe potuto azzerare l’intero fondo!
La FDIC è tenuta per legge a fornire capitale in modo da evitare il problema dell’azzardo morale, che si verifica quando l’assicurato ha scarsi incentivi a evitare o prevenire l’evento contro cui è assicurato. Ai depositanti si dice che il loro denaro è protetto, perché ogni banca è obbligata a versare una percentuale comune e prestabilita dei propri depositi totali, a prescindere da quanto siano rischiosi i suoi prestiti o dai suoi precedenti, per garantire almeno un recupero parziale dei fondi in caso di insolvenza. Si vede chiaramente, però, che l’azzardo morale è insito nel sistema: le banche possono concedere prestiti rischiosi continuando a versare la stessa percentuale per l’assicurazione. Sono anzi incoraggiate a farlo, per stare al passo con i concorrenti e assicurarsi la propria «giusta quota» della protezione del fondo. Anche quando un salvataggio di questo tipo riesce a evitare l’insolvenza, i fondi che la FDIC trasferisce alle banche in difficoltà affluiscono nei loro conti, diluendo tutto il denaro esistente e facendo infine salire i prezzi nel loro complesso.
Quando, all’inizio degli anni Ottanta, fallì la Continental Illinois, settima banca del Paese, fu varato un piano di salvataggio garantito al 100%: la FDIC rilevò 4,5 miliardi di dollari di crediti inesigibili e pagò alla Continental 3,5 miliardi per acquistarli, nazionalizzando la banca. Alla fine dell’intera vicenda, nel 1984, il sostegno di liquidità illimitato offerto aveva raggiunto gli 8 miliardi di dollari, mentre altre 43 banche più piccole fallivano senza alcuna protezione.
Il direttore della FDIC Irvine Sprague ammise: «Le banche piccole pagano proporzionalmente molto di più per la loro assicurazione e hanno molte meno probabilità di un salvataggio come quello della Continental». Alcuni attenti commentatori sottolinearono un fatto assurdo: benché la Continental Illinois fosse fallita, all’epoca era «ovviamente la banca più sicura del Paese in cui tenere i propri soldi». Una banca fallita era persino più sicura di una che non era fallita! Ciò lascia un segno duraturo nel settore, perché i piccoli operatori vengono spazzati via dalla concorrenza; e lo schema di concentrazione e nazionalizzazione delle banche in crisi è diventato il precedente per i casi futuri, un modo per trasformare il pubblico nel pagatore di ultima istanza. L’obiettivo del gioco, fin dall’inizio, era il salvataggio.
Approfondimenti sul libro
«The Creature from Jekyll Island» è stato pubblicato nel 1994, frutto di un impegno costante di ricerca approfondita durato decenni. Il libro descrive la nascita del Federal Reserve System, i suoi effetti e le ragioni per cui dovrebbe essere abolito. Per permettere al lettore medio di comprendere i meccanismi economici di cui tratta, diverse sezioni sono dedicate alla storia dei sistemi e delle politiche monetarie negli Stati Uniti, a che cosa sia la moneta e da dove derivi il suo valore, oltre che al ruolo che la politica svolge nel garantire che lo schema non fallisca mai.
È un’opera provocatoria ma fondamentale nel campo dell’economia, e contiene affermazioni che vanno contro la visione convenzionale delle banche e della Federal Reserve. Qualunque sia il proprio livello di conoscenze economiche, è utile leggerlo con spirito critico e giudicare da sé quale sia la verità a cui credere. È risaputo che il governo degli Stati Uniti è tra i maggiori inserzionisti del Paese, il che significa che molte delle informazioni provenienti dal governo e dalle sue agenzie possono far parte di un’ampia campagna di «educazione pubblica». Molti saranno sorpresi di sapere che la Federal Reserve non fu il primo tentativo del Paese di dotarsi di un sistema di banca centrale: in realtà ci si era già provato tre volte. Perché quei tentativi fallirono, e che cosa dice questo degli sforzi del governo? Leggete il libro per scoprirlo!
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Milton FriedmanCapitalism and Freedom, 1962