Politica

Le relazioni tra Stati Uniti e Israele: l’amministrazione Trump

Articolo tradotto dall'inglese. Leggi la versione originale: US-Israeli Relations: The Trump Administration

Le buone relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Israele risalgono alla fondazione stessa di Israele, ma alcune amministrazioni e alcuni politici recenti hanno messo alla prova questo rapporto speciale. Negli ultimi anni, però, l’amministrazione Trump è riuscita a ripristinare l’indissolubile legame israelo-americano, aprendo la strada a nuove svolte e iniziative storiche.

Storicamente la diplomazia americana in Israele ha mirato a risolvere le aspre relazioni israelo-palestinesi, un compito difficile vista la storia tesa e complessa del conflitto.

Tra il XIX e l’inizio del XX secolo gli ebrei europei subirono persecuzioni religiose e fu loro consentito di emigrare nella Palestina sotto mandato britannico. L’immigrazione ebraica crebbe gradualmente, creando tensioni con la comunità araba locale. Dopo la Seconda guerra mondiale, in cui furono assassinati sei milioni di ebrei e molti altri furono sfollati, l’immigrazione ebraica in Palestina aumentò in modo drastico, alimentando ulteriori tensioni tra comunità araba ed ebraica. Nel 1948 l’ONU divise il territorio, creando uno Stato arabo, la Palestina, e uno Stato ebraico, Israele.

La decisione fece però infuriare le nazioni arabe vicine, che espulsero gli ebrei e ne confiscarono i beni, dando infine origine alla loro lunga ostilità verso Israele.

Nello stesso periodo negli Stati Uniti nacque un movimento di sostegno allo Stato ebraico di Israele, che pose le basi dell’appoggio che l’America gli ha garantito da allora: gli Stati Uniti hanno aiutato molto Israele come Stato indipendente, fornendo aiuti militari e favorendo accordi di pace con i suoi vicini. Quando nel 1973 le nazioni arabe circostanti attaccarono a sorpresa Israele nel giorno di Yom Kippur, il più sacro per gli ebrei, l’amministrazione Nixon gli diede un aiuto enorme, inviando per via aerea armamenti potenti e assicurando una rapida vittoria israeliana.

Gli sforzi diplomatici americani più significativi verso i vicini di Israele iniziarono nel 1979, quando Egitto e Israele formalizzarono il loro accordo di pace, coordinato dal presidente Carter. L’amministrazione Clinton in particolare guidò diverse iniziative per la pace in Medio Oriente: nel 1993 Clinton ospitò, in una scena rimasta celebre, il leader palestinese Yasser Arafat e il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin per la firma di un accordo storico che concedeva ai territori palestinesi forme di autogoverno. L’anno seguente Clinton ospitò anche la firma del trattato di pace tra Israele e Giordania. Quando nel 2006 riesplose un conflitto intenso tra palestinesi e israeliani, l’amministrazione Bush sostenne apertamente lo Stato ebraico. Prima di lasciare l’incarico, Bush parlò al parlamento israeliano sottolineando il legame indissolubile, divino, tra Stati Uniti e Israele.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è levata un’ondata di politici statunitensi che condannano le azioni di Israele.

Nel 2015 l’amministrazione Obama ha firmato l’iniquo e pericoloso accordo sul nucleare iraniano. L’accordo ha dato all’Iran, il maggiore Stato sponsor del terrorismo, accesso a 150 miliardi di dollari di beni, il diritto di acquistare missili balistici entro otto anni e ha di fatto impedito all’UE e agli Stati Uniti di ispezionare lo sviluppo del suo programma nucleare.

Tutto questo nonostante l’Iran abbia una lunga storia di finanziamento e armamento di organizzazioni terroristiche islamiste radicali come Hamas, un movimento filopalestinese che mira a cancellare Israele come Stato ebraico.

Hamas ha sostenuto apertamente che l’Olocausto sia stato inventato per servire gli obiettivi sionisti, ha descritto esplicitamente tutti gli ebrei come intrinsecamente malvagi e, soprattutto, è responsabile di molti attentati terroristici contro civili israeliani innocenti. L’Iran finanzia e fornisce armi ad alta tecnologia anche ad altri gruppi fondamentalisti islamici radicali come Hezbollah, che negli anni si è anch’esso reso protagonista di negazionismo dell’Olocausto.

Nonostante questi segnali chiari e inquietanti, l’amministrazione Obama ha firmato l’accordo sul nucleare

iraniano, consentendo all’Iran di continuare a finanziare gruppi terroristici spregevoli e mettendo così alla prova le relazioni tra Stati Uniti e Israele come mai prima d’allora.

Anche fatti più recenti hanno minato le relazioni tra Stati Uniti e Israele, tra cui i commenti antisemiti di due note deputate del Congresso, Ilhan Omar e Rashida Tlaib. Nel 2012 Omar ha affermato che Israele aveva ipnotizzato il mondo e che «Allah dovrebbe risvegliare le persone e aiutarle a vedere i misfatti di Israele». In seguito ha definito Israele uno «Stato di apartheid» e ha sostenuto che le relazioni tra Stati Uniti e Israele sono «tutta una questione di benjamin [soldi]».

La deputata Tlaib ha sostenuto apertamente un unico Stato arabo nell’attuale territorio di Israele, il che significa

che gli ebrei non avrebbero diritto ad alcuna terra. Lo ha fatto pubblicando su Twitter una foto con lo slogan

«Dal fiume [Giordano] al mare [Mediterraneo], la Palestina sarà libera», che è stato persino

leggermente modificato e adottato da Hamas.

Nonostante le misure di amministrazioni e politici recenti che avevano quasi compromesso il rapporto dell’America con Israele, il presidente Trump ha compiuto passi storici significativi per ripristinare ottime relazioni: nel 2018 Trump si è ritirato ufficialmente dall’accordo con l’Iran, reintroducendo severe sanzioni economiche e ostacolando così il programma iraniano di finanziamento del terrorismo. Gli Stati Uniti hanno anche trasferito la loro ambasciata a Gerusalemme, riconoscendola come capitale di Israele. Sul Monte del Tempio a Gerusalemme si trovano sia la Cupola della Roccia, moschea sacra per i palestinesi, sia il Muro Occidentale, il luogo più sacro per gli ebrei, e per questo palestinesi e israeliani sentono entrambi un legame divino con quella terra. Riconoscere Gerusalemme come capitale israeliana ha dimostrato un rispetto immenso e ha reso onore alla storia ebraica. La mossa ha quindi migliorato molto le relazioni tra Israele e Stati Uniti. Inoltre l’amministrazione Trump aveva diversi legami con Israele, cosa che rassicurava gli israeliani. La figlia di Trump, Ivanka, e il genero Jared Kushner sono ebrei, così come il segretario al Tesoro Steve Mnuchin e il consigliere senior Stephen Miller, tutti schierati apertamente a sostegno dello Stato ebraico e coinvolti negli accordi di pace in Medio Oriente.

Nel novembre 2020 gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato a Washington uno storico trattato di pace con Israele, diventando la prima nazione araba a riconoscere ufficialmente lo Stato di Israele dalla Giordania nel 1994. L’accordo ha avviato piene relazioni economiche e diplomatiche tra i due Paesi, facendo degli Emirati il terzo Paese mediorientale di sempre ad avere rapporti diplomatici con Israele. Poco dopo il Bahrein ha annunciato la firma di un accordo di pace completo con lo Stato ebraico, segno che altre nazioni del Medio Oriente, come l’Arabia Saudita, potrebbero presto seguire questi passi decisivi e senza precedenti verso la pace nella regione.

Alla luce di tutto ciò, l’amministrazione Trump ha innegabilmente ottenuto risultati di grande rilievo nel migliorare le relazioni con Israele e i suoi vicini. Nonostante le recenti azioni di precedenti amministrazioni e politici che mettevano in discussione i legami tra Israele e Stati Uniti, Trump ha ripristinato l’indissolubile e fraterno legame israelo-americano, che risale alla fondazione stessa dello Stato di Israele.

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

Non esistono pasti gratis.
Milton FriedmanTitolo di un suo libro del 1975

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