Politica
Democrazia antica e moderna a confronto

Democrazia. Una parola, un'etichetta, un'entità politica, un ideale.
Ma che cos'è esattamente la democrazia?
Le sue origini risalgono all'antica Grecia, dove la parola compare per la prima volta con Erodoto (484
a.C.), tracciando la strada per la struttura politica di (alcuni) Stati moderni così come li conosciamo
oggi.
Fin dalla sua nascita questa parola ha suscitato molte controversie, perché è, in una certa misura, un concetto fluido e
adattabile, influenzato dalle condizioni socioeconomiche dell'epoca in cui si colloca.
Il suo significato si può ricavare dai due termini che la compongono: demos e kratos.
Il primo indica l'insieme dei cittadini che vivono in una determinata città-Stato, il secondo il potere e
il governo; democrazia, quindi, in senso letterale significa potere del popolo.
Ciò implica che, in una democrazia, il potere è legittimato da un accordo tra i cittadini.
È questo il principio fondamentale della democrazia. Tuttavia c'è una differenza profonda
tra la democrazia come la intendiamo oggi e come la intendevano gli antichi. Tra
le due, solo il principio di legittimità è lo stesso; tutto il resto è diverso.
La prima frattura sta nella forma di potere che il cittadino poteva e può esercitare: nella concezione classica
i cittadini avevano un potere diretto sulle decisioni della città, mentre la nostra forma di democrazia è
rappresentativa e ha lo Stato come intermediario.
A prima vista un sistema basato sulla partecipazione diretta può sembrare più autentico, e più
affidabile, di un sistema affidato a dei rappresentanti.
Dovremmo però provare ad analizzare il contesto e il tessuto sociale dell'antica
Grecia, per capire come fosse possibile un sistema del genere.
In primo luogo, la democrazia greca prevedeva una partecipazione molto ristretta, perché né le donne, né
gli schiavi, né gli stranieri erano considerati cittadini, e quindi non potevano prendere parte alla vita
pubblica. Questo riduce il numero di persone che avevano effettivamente il potere a meno della metà della
popolazione, che era già limitata (35.000 persone).
In secondo luogo, la Grecia non era uno Stato, ma piuttosto un insieme di poleis, «città-Stato»
indipendenti l'una dall'altra.
Possiamo quindi capire che il primo limite di questa forma di democrazia è che richiede
un'estensione ridotta.
Non sorprende che l'esperienza democratica sia durata meno di due secoli: la polis democratica
fiorì, ma perì presto a causa della sua incapacità di espandersi.
Dopo questa caduta, per quasi duemila anni, la parola democrazia ha avuto una connotazione
negativa, e filosofi eminenti, da Platone a Kant, l'hanno classificata come una cattiva forma di
governo.
Così fino alla sua rinascita nel XIX secolo.
Il ritorno del termine, però, descriveva una realtà completamente diversa: la democrazia come la conosciamo
oggi è una democrazia liberale, che mette in risalto il ruolo del principio liberale dei diritti dell'individuo
insieme al principio democratico della sovranità popolare.
Le parole chiave in questo contesto sono libertà e diritti: nell'antica Grecia il singolo nella
polis era indifeso e alla mercé della comunità. L'individuo non aveva alcun
diritto: la sua libertà si esercitava e si esauriva nella partecipazione all'esercizio collettivo
del potere.
Le cose cambiarono con la nascita dello Stato costituzionale, in cui il potere esercitato in tutte le sue
forme (giudiziaria, legislativa o esecutiva) è sottoposto alla costituzione, che garantisce
le libertà individuali.
La democrazia moderna è rappresentativa anche nel senso che è profondamente intessuta di
mediazioni tra il potere e i diritti dell'individuo.
Così, mentre in passato si era o vincitori, facendo parte della maggioranza, o vinti, facendo
parte della sfortunata minoranza, oggi la presenza di diritti fondamentali non lascia nessuno
a mani vuote.
Per me, ci guadagnano tutti.
Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.
I grandi progressi della civiltà, nell'architettura come nella pittura, nella scienza come nella letteratura, nell'industria come nell'agricoltura, non sono mai venuti da un governo centralizzato.
Milton FriedmanCapitalism and Freedom, 1962