Economia e finanza
L'accordo di libero scambio RCEP

Mentre il mondo era concentrato sulla pandemia e sulle elezioni americane, il 15 novembre 2020 quindici Paesi hanno firmato un accordo di libero scambio chiamato RCEP. Non si tratta però di un accordo qualunque: è il più grande del mondo. I 15 membri nel loro insieme, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud e Singapore, rappresentano un PIL di 26.200 miliardi di dollari. Vale quindi la pena dargli un'occhiata.
Una questione importante, a proposito di questo enorme progetto, è quella dell'equità. L'accordo è equo per tutti i membri o solo per alcuni, come Cina e Giappone? Perché, per esempio, l'India ha abbandonato l'RCEP l'anno scorso? Evidentemente il governo indiano si è sfilato dall'accordo per proteggere la propria industria: la preoccupazione principale era la Cina, cioè il timore che l'economia indiana, già in difficoltà, venisse travolta da merci cinesi a basso prezzo (il disavanzo commerciale con la Cina è già di 50 miliardi di dollari). In ogni caso, resterebbe sempre il rischio di rimanere isolata nell'area.
Il caso indiano è solo un esempio di come a trarre vantaggio dall'RCEP saranno i Paesi che già esportano molto: i vincitori indiscussi saranno quindi Cina, Corea del Sud e Giappone, a differenza dei Paesi ASEAN del Sud-Est asiatico, già ben collegati economicamente attraverso l'accordo ASEAN.
Ma questo accordo porterà a un cambiamento strutturale? Per rispondere è utile un confronto con il CPTPP: l'RCEP, a differenza del CPTPP, affronta appena le questioni digitali, agricole e del lavoro. Inoltre ha una caratteristica che torna a vantaggio della Cina: non prevede alcun vincolo per le imprese statali. È un netto contrasto con il CPTPP, che adotta il principio della neutralità competitiva, per cui imprese private e statali competono alla pari, una caratteristica del tutto contraria agli interessi della Cina. Non sorprende quindi che la Cina non faccia parte del CPTPP.
Tenendo presenti questi due fattori, è evidente che l'RCEP è una vittoria su tutta la linea per la Cina.
Tuttavia, per diverse ragioni, un altro Paese avrà un ruolo particolare come contrappeso al potere cinese nell'area: il Giappone. A differenza della Cina, il Giappone è uno Stato membro di primo piano del CPTPP. Inoltre lo stesso Giappone fa parte di molte coalizioni con gli altri Stati membri dell'RCEP e userà lo stesso RCEP per limitare il potere della Cina. La leadership giapponese teme comunque che l'RCEP faccia perdere significato al CPTPP, e spera perciò nel ritorno di un attore importante del CPTPP: gli Stati Uniti.
Questo ci porta alla domanda successiva: quale sarà il ruolo futuro degli Stati Uniti in un mondo con l'RCEP? L'America si è messa in una posizione difficile. A cominciare dal ritiro dal TPP, l'antenato del CPTPP, che avrebbe potuto servire a controbilanciare la crescente influenza cinese, gli Stati Uniti hanno lasciato un vuoto che è stato riempito dalla Cina e ha portato infine all'RCEP. Gli Stati Uniti perdono costantemente influenza nella regione Asia-Pacifico, e alla lunga questo porterà a una perdita di stabilità e a uno squilibrio politico. Ora è il momento che gli Stati Uniti tornino al tavolo e rafforzino i legami con i loro alleati, Giappone e Corea del Sud, perché saranno queste partnership a plasmare la risposta dei governi della regione alle questioni di tutela ambientale, diritto del lavoro e diritti umani.
Vedremo queste nuove misure con il nuovo presidente Joe Biden? La risposta è un «chiaro» forse! Il futuro presidente ha sottolineato l'importanza di negoziare con gli alleati nell'area Asia-Pacifico, ma non si è espresso chiaramente sull'RCEP e sul CPTPP. Il ruolo degli Stati Uniti resta quindi un punto interrogativo. Se Joe Biden avvierà nuovi negoziati, dovrebbe tenere d'occhio l'India, che potrebbe avere un ruolo importante nell'area come contrappeso alla Cina.
Infine, ma non per importanza, dovremmo concentrarci sull'impatto di questo trattato sull'Unione europea. Per avere un quadro più chiaro, ci concentreremo su 5 motivi principali che l'UE dovrebbe considerare:
1. Uscire dalle catene di approvvigionamento A causa di regole complesse (per esempio le regole di origine), commerciare con l'UE diventerà meno attraente per i membri dell'RCEP, che avranno la possibilità di commerciare più facilmente con altri 15 Paesi. Potrebbe quindi accadere, per esempio, che il Giappone sposti la propria catena di approvvigionamento verso i Paesi dell'RCEP.
2. Più standard asiatici In conseguenza del primo punto, l'influenza dell'Europa sulla definizione degli standard si ridurrà, e c'è quindi il rischio che questi 15 Paesi creino standard propri, puramente asiatici, invece di adottare regole e standard più europei nell'economia digitale globale.
3. Meno spazio per accordi commerciali etici Come detto sopra, l'RCEP non è certo un acceleratore per la soluzione delle questioni ambientali o del lavoro. A prima vista, per l'UE questo non dovrebbe essere così problematico. Ci si aspetta infatti che Paesi membri come Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Australia o Nuova Zelanda facciano rispettare condizioni in materia di commercio e sviluppo sostenibile. Ma che dire degli altri Paesi dell'RCEP? E che dire degli standard europei di tutela sociale e ambientale? I Paesi citati sopra li accetteranno? L'UE potrebbe arrivare al limite delle proprie possibilità e dovrebbe esserne consapevole.
4. Perdere terreno rispetto alla Cina Come gli Stati Uniti, anche l'UE sta perdendo influenza a vantaggio della Cina. Come ha detto Manfred Weber, l'Europa deve unire le forze con gli Stati Uniti e il loro nuovo presidente per contrastare la crescente influenza cinese, altrimenti la regione Asia-Pacifico sarà completamente dominata dalla Cina.
5. Nuovi negoziati con l'India Come detto sopra, il ritiro della quinta economia del mondo è stato un colpo per l'RCEP e potrebbe essere un'occasione per l'UE. Gli ultimi negoziati si sono arenati, ma oggi più che mai l'India potrebbe essere un partner solido per mantenere forte l'influenza europea nella regione Asia-Pacifico.
Tutto considerato, l'RCEP è un accordo commerciale che Stati Uniti ed Europa dovrebbero osservare con attenzione. Accresce l'influenza della Cina sulla regione Asia-Pacifico e potrebbe diventare un grosso ostacolo ai progressi su tutela ambientale e diritti dei lavoratori. Ci sono però anche possibilità e opportunità. L'UE dovrebbe riaprire i negoziati con l'India e sostenere il suo alleato, il Giappone, sviluppando il CPTPP. Resta da vedere se il futuro presidente Joe Biden terrà testa alla Cina o se avrà già abbastanza da fare con i problemi interni.
BIBLIOGRAFIA
https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-11-12/deal-near-for-world-s-biggest-free-trade-zone-anchored-by-china
https://en.wikipedia.org/wiki/Regional_Comprehensive_Economic_Partnership#:~:text=The%20Regional%20Comprehensive%20Economic%20Partnership,Korea%2C%20Thailand%2C%20and%20Vietnam.
https://diplomatist.com/2020/12/12/rcep-trade-deal-fair-or-grim/
https://www.outlookindia.com/website/story/opinion-rcep-fiasco-may-be-good-for-economics-but-a-disaster-for-foreign-relations/341731
https://www.iiss.org/blogs/analysis/2020/11/rcep-trade-deal
https://www.china-briefing.com/news/cptpp-rcep-impact-china-asia-pacific-trade/#:~:text=The%20RCEP%20will%20increase%20global%20incomes%20by%20an,countries%20have%20higher%20tariff%20barriers%20than%20CPTPP%20countries.
https://www.thestatesman.com/opinion/us-must-respond-rcep-trade-deal-1502937943.html
https://theaseanpost.com/article/exclusive-european-union-perspective-rcep
https://www.politico.eu/article/5-reasons-the-asia-pacific-trade-deal-matters-for-europe/
Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.
L'inflazione è sempre e ovunque un fenomeno monetario.
Milton FriedmanInflation: Causes and Consequences, 1963