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Di chi è Huawei?

«Chi sono i principali stakeholder di Huawei? Quali sono i loro interessi?» sono interrogativi estremamente difficili, ancora senza risposta nonostante i numerosi sforzi di studiosi ed esperti d’impresa. Ciò che dovrebbe interessarci non sono le etichette formali, ma capire chi controlla Huawei: chi decide, cioè, il suo posizionamento e la sua direzione strategica.
La proprietà di Huawei è una materia oscura, perché l’azienda non ha mai venduto azioni al pubblico. Secondo il bilancio annuale della società, «Huawei è un’impresa privata interamente posseduta dai suoi dipendenti»: solo l’1,14% delle quote appartiene al fondatore Zhengfei, mentre il resto è in mano a circa 100.000 dipendenti. Questa struttura di proprietà diffusa è il risultato dei numerosi ESOP (piani di azionariato per i dipendenti) introdotti dall’azienda negli anni. La logica degli ESOP è pagare una parte della retribuzione dei dipendenti in azioni della società, così che non solo beneficino dei risultati economici dell’organizzazione, ma esercitino anche un controllo attraverso i propri rappresentanti.
La realtà, però, sembra molto più complicata, e secondo due studiosi, Clarke e Balding, le cosiddette «azioni dei dipendenti» di Huawei non sono azioni vere ma virtuali: un meccanismo di partecipazione agli utili che non conferisce alcun diritto effettivo sul controllo dell’azienda. Chi possiede allora la società? Secondo i registri societari cinesi, Huawei Technologies è interamente controllata dalla holding Huawei Investment & Holding. Quest’ultima ha due azionisti. Il signor Ren, amministratore delegato di Huawei, detiene poco più dell’1% delle quote e gode, per sua stessa ammissione, di un potere di veto su qualsiasi decisione degli amministratori. Il resto appartiene a un ente chiamato Union of Huawei Investment & Holding. Secondo Ren si tratta del sindacato dei lavoratori di Huawei, che possiede la maggior parte dell’azienda per pura convenienza giuridica.
Tuttavia i vertici del sindacato non sono nominati dai dipendenti né rispondono a loro. In Cina i dirigenti sindacali sono nominati dal management o dall’organizzazione sindacale gerarchicamente superiore, fino alla Federazione nazionale dei sindacati cinesi (ACFTU) a livello centrale. L’ACFTU è controllata dal Partito comunista, e il suo presidente siede nel Politburo. Taylor e Li (2007) hanno scritto che l’ACFTU non è affatto un sindacato, ma «una parte del Partito-Stato che rappresenta la volontà della leadership». Come affermano le conclusioni dello studio di Balding e Clarke (2019), «se Huawei Holding è posseduta al 99% da un autentico sindacato di stampo cinese che opera come i sindacati in Cina dovrebbero operare, allora è, in un senso non banale, di proprietà statale». Questa incertezza sul controllo di Huawei è fonte di preoccupazione a livello internazionale e sta già avendo ripercussioni sugli affari dell’azienda.
Molti paesi temono che affidare le proprie reti 5G a un’azienda cinese sospettata di essere controllata dallo Stato finirebbe per mettere a rischio la sicurezza nazionale, e hanno deciso di bandirla. Secondo il Japan Times, ciò riflette tre timori: che le sue apparecchiature possano essere usate per osservare i dati che trasmettono (spionaggio); che Huawei goda del sostegno del governo cinese, che le darebbe un vantaggio sleale nella concorrenza di mercato; che l’azienda possa manipolare dati o interrompere le connessioni in caso di crisi internazionale (sabotaggio). Per esempio M. Burgess, direttore generale dell’Australian Signals Directorate, l’agenzia che si occupa di guerra e sicurezza informatica, ha dichiarato che la necessità di garantire la sicurezza delle infrastrutture critiche è stata la preoccupazione principale delle agenzie di sicurezza quando hanno raccomandato di escludere il gruppo cinese di telecomunicazioni. Ne consegue che un numero crescente di paesi ha preso in considerazione, o adottato, come nel caso di Giappone, Australia e Stati Uniti, tra gli altri, un divieto o un’esclusione di fatto di Huawei, sulla base di motivazioni e meccanismi diversi, ostacolandone così la crescita nel settore e privandola di mercati enormi.
Nel caso degli Stati Uniti, le ragioni di preoccupazione sono molto più ampie e inseparabili dalle attuali tensioni geopolitiche. Consentire ad aziende cinesi di svolgere un ruolo chiave nelle infrastrutture critiche americane rappresenta per gli Stati Uniti una minaccia inaccettabile, non solo sotto forma di spionaggio ma anche come sovversione totale di quelle stesse infrastrutture. Poiché si prevede che il 5G sarà la spina dorsale della crescita economica nel prossimo decennio – il McKinsey Global Institute stima che entro il 2030 la connettività aggiungerà 2.000 miliardi di dollari l’anno al PIL mondiale – gli Stati Uniti non possono permettersi che un’azienda cinese, con ogni probabilità controllata dallo Stato, si prenda la fetta più grande: ciò ridurrebbe pericolosamente il divario tra le due superpotenze e potrebbe persino minacciare, nel lungo periodo, la leadership tecnologica ed economica americana.
Gran parte di queste preoccupazioni internazionali risale proprio alla struttura proprietaria analizzata all’inizio e al ruolo opaco che il governo cinese svolge nell’orientare le decisioni delle aziende private. Se i paesi stranieri vedono Huawei come nient’altro che un ente collaterale del governo cinese, si capisce perché non vogliano lasciarla operare in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni, dove i rischi di spionaggio e sabotaggio sono concreti, soprattutto considerata la propensione del governo cinese a usare questi strumenti. Se Huawei vuole guidare la rivoluzione del 5G e fissare standard accettati in tutto il mondo, deve essere più trasparente sulle proprie pratiche interne e chiarire chi siano i suoi veri stakeholder, così da conquistare la fiducia internazionale e contratti all’estero.
Bibliografia
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• Shi, W. (16/04/19), New research claims employees do not own Huawei, Telecoms.com https://telecoms.com/496951/new-research-claims-employees-do-not-own-huawei/ (consultato il 10/04/20)
• Taylor, B. e Li, Q. (2007), Is the ACFTU a Union and Does it Matter?, Journal of Industrial Relations, vol. 49, n. 5, https://doi.org/10.1177/0022185607082217 (consultato il 10/04/20)
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• Zhong, R. (25/04/19), Who Owns Huawei? The Company Tried to Explain. It Got Complicated., The New York Times, https://www.nytimes.com/2019/04/25/technology/who-owns-huawei.html (consultato il 10/04/20)
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L'inflazione è sempre e ovunque un fenomeno monetario.
Milton FriedmanInflation: Causes and Consequences, 1963