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“Tassisti contro Uber”. Cronaca di una morte annunciata

Per chi non lo ricordasse, il titolo fa riferimento al romanzo di Gabriel García Márquez nel quale tutti sapevano quello che sarebbe successo tranne la vittima (forse). Così, anche nel panorama nazionale, stiamo assistendo a uno scontro -quello tra governo e tassisti- che tutti sapevano sarebbe arrivato. Tutti tranne (forse) quelli che erano coinvolti.

Ma partiamo dall’inizio.

Lo sciopero dei tassisti in alcune delle città più importanti del Paese, quali Torino, Roma e Milano, non è altro che l’ennesimo tentativo della categoria di proteggere i propri privilegi, di bloccare qualsiasi tipo di ingresso in un mercato fondamentale per le economie delle nostre metropoli. Ma come mai questa crisi era così scontata? Beh, chiunque abbia nozioni base di economia sa che la libera concorrenza favorisce l’innovazione e migliora la qualità dei servizi ricevuti dagli utenti; detto ciò, è sempre esistita quella corrente ideologica (chiamata economia pianificata) secondo la quale l’ente statale sa meglio di chiunque altro come organizzare i processi di produzione ed erogazione dei servizi; peccato però che ovunque sia stata implementata sia anche spesso fallita.

Ma arriviamo al dunque: in Italia il legislatore, anni fa, ha deciso di darsi il diritto di avere l’ultima parola in materia di trasporti; così ha stabilito che fosse proprio diritto emettere, a titolo oneroso o gratuito, il permesso di fare il tassista a chi volesse esercitare la professione, creando in questo modo forti barriere all’ingresso nel mercato e, conseguentemente, un mercato secondario per le licenze (che essendo poche hanno raggiunto valori esorbitanti). I tassisti accendono mutui per potersi permettere di acquistare le licenze e fanno pagare questo costo fisso aggiuntivo al consumatore. In questo modo, è l’utente finale a doversi fare carico dell lungimiranza del legislatore.

A causa di questa distorsione artificiale i prezzi dei servizi sono molto più alti di quelli che si potrebbero avere in un mercato concorrenziale, la qualità è peggiore, l’offerta limitata e gli utenti prigionieri di non avere alternative.

Ora capiamo perché i tassisti protestano contro Uber, o meglio contro la legge che permetterebbe a questo (o questi se parliamo degli Uber-workers), di entrare nel mercato: abbassando i prezzi, aumentando l’offerta e diversificando i servizi, Uber farebbe aumentare la concorrenza. Un duro colpo per i profitti di una casta che per anni ha monopolizzato il mercato.

Questa era una morte (per fortuna) annunciata: solitamente i monopoli sopravvivono solo se la legge li protegge. C’è chi dice che il cambiamento non è giusto perché “alcuni stanno pagando ancora le licenze”, ma possiamo punire i consumatori perché qualcun altro ha fatto un investimento sbagliato? Oggi lo sciopero danneggia migliaia di passeggeri e “Il Garante” [non so chi sia, i TG e i giornali lo trattano come se fosse l’innominato – dovrebbe essere La Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali- ] dice che è illegale. Da quando è illegale scegliere liberamente di non esercitare la propria attività? È illegale quando il parrucchiere non apre? O quando il panificio non sforna?

Ok, non voglio andare fuori traccia e prendere il solito “6 – – “ in penna rossa che mi davano i prof alle superiori, quindi chiudo con una frase del romanzo che potrebbe essere applicata sia ai tassisti che alle leggi protezionistiche del nostro legislatore:

È morto senza capire la sua morte.

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

Più lo Stato «pianifica», più diventa difficile per il singolo fare i propri piani.
Friedrich A. von HayekThe Road to Serfdom, 1944

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