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Una prospettiva libertaria sull’immigrazione in Turchia

La Turchia, a cavallo tra Europa e Asia, è stata storicamente un crogiolo di culture e civiltà. Negli ultimi anni è diventata la meta di diversi tipi di migranti, tra cui lavoratori, rifugiati in fuga dai conflitti e richiedenti asilo. Il conflitto siriano, in particolare, ha provocato un afflusso consistente di rifugiati, facendo della Turchia il Paese con la più grande popolazione di rifugiati al mondo. Il Paese ospita oltre 3,6 milioni di rifugiati registrati della guerra civile siriana. La portata stessa della crisi esercita una pressione enorme sulle sue risorse, sulle infrastrutture e sui servizi sociali. I problemi legati all’alloggio, all’istruzione e alla sanità si aggravano man mano che l’afflusso di rifugiati continua.
La Turchia ha adottato diverse politiche per affrontare la complessità dell’immigrazione. Tra queste figurano misure di protezione temporanea per i rifugiati siriani, norme sui permessi di lavoro e iniziative per rafforzare la coesione sociale. Tuttavia le barriere linguistiche, le differenze culturali e le disparità economiche ostacolano spesso un’integrazione senza intoppi dei nuovi arrivati. Questo genera tensioni sociali e può portare a incomprensioni tra la popolazione ospitante e gli immigrati. Le iniziative che promuovono l’istruzione, l’apprendimento della lingua e lo scambio culturale possono favorire negli immigrati un senso di appartenenza. PIKTES (Project on Promoting Integration of Syrian Kids into the Turkish Education System) è un progetto finanziato dall’UE e attuato dal MoNE, il ministero dell’Istruzione nazionale turco. L’obiettivo generale del progetto è aumentare i tassi di iscrizione e di frequenza di bambini e ragazzi siriani in un’istruzione formale di qualità. Nell’anno scolastico 2020-2021 sono stati scolarizzati 750.350 bambini siriani e 386.530 studenti hanno seguito corsi di lingua turca.
Inoltre, una società arricchita da prospettive, tradizioni e idee diverse può prosperare, creando un ambiente favorevole all’innovazione e al progresso. L’attenzione dovrebbe spostarsi dall’imporre l’omogeneità culturale al promuovere la libertà culturale. Gli individui dovrebbero essere liberi di praticare i propri usi e costumi senza temere interferenze dello Stato, favorendo una società diversa ma armoniosa. In Turchia l’afflusso di manodopera qualificata e non qualificata contribuisce a vari settori, aumentando produttività e innovazione. Le imprese di proprietà siriana godono di vantaggi come l’uso di più lingue, reti internazionali e capacità di esportazione. Nel 2019 il ministro del Commercio ha dichiarato che nel Paese c’erano circa 14.000 imprese di proprietà siriana, pari a quasi il 30% di tutte le imprese a capitale straniero. Si stima che dal 2011 siano affluiti in Turchia oltre 10 miliardi di dollari di investimenti siriani.
È però essenziale considerare anche il possibile peso sulle risorse e sui servizi pubblici. È cruciale sottolineare la necessità di politiche che incoraggino l’autosufficienza e un intervento pubblico limitato. La pressione sui servizi pubblici, come sanità e istruzione, può creare disparità e limitare l’accesso sia per gli immigrati sia per la popolazione locale. Persino il sindaco di New York (PIL di 2.100 miliardi di dollari contro i 900 miliardi della Turchia), per esempio, ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza per far fronte al problema dei rifugiati, che costa alla metropoli circa 1 miliardo di dollari l’anno. Questa cifra impallidisce però di fronte ai costi legati agli immigrati in Turchia, che ammontano a 11 miliardi di dollari l’anno. In totale, dall’inizio della guerra in Siria sono già stati spesi oltre 100 miliardi di dollari. Il governo afferma che continuerà a spendere. Fornisce agli immigrati sussidi per i figli a partire dal terzo, aiuti alimentari, medicinali, assistenza sanitaria e istruzione. Soluzioni del settore privato, come l’istruzione e la sanità private, potrebbero tuttavia emergere per affrontare queste sfide senza bisogno di un intervento pubblico eccessivo. La capacità di adattamento del mercato è fondamentale per risolvere i problemi che dovessero presentarsi.
Inoltre, il diritto di circolare e di scegliere dove risiedere è un diritto umano fondamentale. Qualsiasi restrizione all’immigrazione dovrebbe essere minima, nel rispetto dell’autonomia degli individui che cercano migliori opportunità o rifugio. Invece di affidarsi solo all’assistenza pubblica, un approccio libertario incoraggerebbe organizzazioni private, comunità e singoli a contribuire al sostegno dei rifugiati. Questo modello decentrato può essere più efficiente e più attento ai bisogni specifici delle persone coinvolte. Potrebbe prevedere, per esempio, che siano le imprese private a valutare il fabbisogno di manodopera e a facilitare l’ingresso di persone con le competenze adatte (invece che lo Stato attraverso le norme sui permessi di lavoro). Un sistema d’immigrazione snello ed efficiente, basato sulla domanda del mercato e sul merito individuale, potrebbe contribuire a ridurre i problemi legati all’immigrazione illegale e a garantire che chi entra nel Paese dia un contributo positivo all’economia. È inoltre cruciale bilanciare l’apertura all’immigrazione con misure di sicurezza per far fronte a possibili minacce. Trovare questo equilibrio richiede un approccio articolato, che eviti che le preoccupazioni per la sicurezza mettano in ombra i principi di libertà. Le autorità incaricate di far rispettare le leggi sull’immigrazione incontrano difficoltà, con conseguenze come la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani.
Promuovendo inclusione, comprensione e politiche giuste, la Turchia ha la possibilità di far leva sulla sua ricca storia di diversità per costruire un futuro più vivace e solido per tutti i suoi abitanti, vecchi e nuovi. Pur in presenza di difficoltà, i principi del libero mercato e della libertà individuale offrono un quadro solido per gestire l’immigrazione. Lo Stato dovrebbe intervenire il meno possibile nel processo migratorio, e solo quando è a rischio la sicurezza dei suoi cittadini. Un approccio articolato, che bilanci opportunità economiche, diritti individuali e capacità di adattamento del mercato, può orientare le politiche nel complesso panorama dell’immigrazione.
Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.
Più lo Stato «pianifica», più diventa difficile per il singolo fare i propri piani.
Friedrich A. von HayekThe Road to Serfdom, 1944