Mondo
L’ascesa di Javier Milei (parte 1)

Il 19 novembre 2023 è stato un grande giorno per il movimento del libero mercato. Per la prima volta un presidente libertario è stato eletto alla più alta carica pubblica. Ma chi è il personaggio che da settimane fa perdere la testa alla sinistra globale? Quali sono le politiche proposte da quest’uomo, diffamato dai media dominati dalla sinistra con il loro tipico stile di meta-informazione (niente sostanza né argomenti logici, solo insulti e agitazione emotiva)? Il frame comprende termini come populista, estrema destra, reazionario, pazzo, «Trump della Pampa» e molte altre definizioni inappropriate; al lettore attento non sfuggirà l’ironia della ripugnanza intrinseca di alcune di queste parole. Ma che cosa ha portato a una vittoria del tutto inattesa, la cui previsione due anni fa avrebbe fatto rinchiudere in manicomio il più rispettabile sondaggista?
Chi è Javier Milei, presidente designato dell’Argentina e vincitore delle elezioni a valanga?
Per capire un’ascesa così vertiginosa vale la pena fare un passo indietro e guardare alle condizioni che l’hanno resa possibile. Del resto, le anomalie storiche si associano di solito a congiunture politiche, economiche o strategiche fuori dal comune. Uno sguardo alla storia recente dell’Argentina conferma le nostre aspettative.
Tornando agli albori dell’Argentina moderna, in particolare al 1885, il Paese non mostra alcun segno di debolezza economica. È vero il contrario. Benedetto da un’abbondanza di risorse naturali come petrolio, gas e litio, per oltre sessant’anni, fino al 1945 circa, si è costantemente collocato tra i primi dieci Paesi al mondo per PIL pro capite.
Posizione nella classifica del PIL pro capite (Maddison Project)

La fine della Seconda guerra mondiale segna però l’inizio del declino, lento ma sempre più rapido, della forza economica (relativa) del Paese, a opera di leader che hanno calpestato le libertà civili e soprattutto economiche e gonfiato lo Stato. Prima toccò al famigerato socialista Juan Perón, al potere per quasi dieci anni. Negli anni successivi si susseguirono dittatori militari in lotta per il controllo del Paese, fino al 1983. L’instaurazione della democrazia nel 1983, però, non cambiò la situazione in meglio. Da allora partiti di sinistra e di destra, accomunati dall’amore per le orge di spesa pubblica, hanno continuato a minare l’economia argentina e i suoi mercati.
Arriviamo così alla storia più recente dell’Argentina, che ne rappresenta il capitolo più odioso. Ad aprire la strada alla vittoria del tutto inattesa di Javier Milei è stata la crescente e persistente mancanza di responsabilità fiscale, unita a una corruzione dilagante. Mentre il nono default argentino (sì, avete letto bene!) indeboliva ulteriormente l’economia, un mega-scandalo che ha coinvolto l’attuale vicepresidente ed ex presidente per due mandati Cristina Fernández de Kirchner ha finito per erodere l’ultimo briciolo di fiducia nella classe politica. Kirchner è stata condannata a sei anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per corruzione e abuso di potere; ciononostante è rimasta in carica anche dopo la sentenza. Nel frattempo la popolazione sopporta il peso di un’inflazione media annua del 38,8% nell’arco di dieci anni (2013-2022), e quest’anno il tasso molto probabilmente supererà il 100%.
Posizione nell’indice globale della corruzione 1995 - 2022 (Transparency International)

Tasso d’inflazione annuo 2013 - 2022 (INDEC Argentina)

Tasso d’inflazione mensile, settembre 2022 - ottobre 2023 (Statista)

Nel complesso, la situazione si può definire soltanto assurda. Un Paese benedetto dalle risorse naturali, e un tempo potenza economica, decade sotto il peso di stimoli fuori controllo, controlli sui prezzi, stampa di moneta a tutto spiano e altri «esperimenti» economici. Conseguenze come quelle descritte sopra si possono prevedere con il ragionamento logico e con la storia. Eppure l’attuale clima socio-politico, unito alle rassicuranti fantasie dell’élite economica di sinistra, nasconde questi fatti e restituisce un quadro sfocato nel migliore dei casi, falso nel peggiore. Così, di fronte a situazioni drammatiche, l’elettore medio reagisce credendo alla retorica martellante degli imprenditori diventati all’improvviso avidi, dei complotti delle grandi compagnie petrolifere o di favole simili, e invocando a gran voce l’aiuto del governo.
Ma come sapevamo già molto prima di Einstein (a cui la frase viene attribuita): «La follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi». Dopo circa ottant’anni di declino, gli argentini sono finalmente arrivati alle conclusioni giuste. La classifica di Rainer Zitelmann sull’atteggiamento verso il capitalismo colloca l’Argentina all’ottavo posto su 35 Paesi, segno di un orientamento inaspettatamente positivo. Ancora più sorprendente, il movimento libertario cresce rapidamente tra i giovanissimi. Javier Milei ha conquistato la maggioranza del voto giovanile (under 30) già al primo turno. Questi sviluppi hanno portato il presidente eletto a ottenere la maggioranza più ampia (56% - 44%) dal ritorno alla democrazia nel 1983, senza appartenere ai partiti (fino ad allora) dominanti.
Naturalmente, questo pone una domanda urgente tanto al Vecchio quanto al Nuovo Mondo. La situazione deve davvero diventare così drammatica perché la popolazione capisca che più socialismo, più pianificazione centrale e più spesa pubblica non sono l’antidoto alla nausea percepita, ma il veleno che lentamente corrode dall’interno un corpo (un tempo) forte? Una domanda a cui dovranno rispondere i cittadini…
«Il socialismo in generale ha un curriculum di fallimenti così lampante che solo un intellettuale potrebbe ignorarlo o eluderlo». – Thomas Sowell
Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.
L'inflazione è sempre e ovunque un fenomeno monetario.
Milton FriedmanInflation: Causes and Consequences, 1963