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Kakha Bendukidze e la strada della Georgia verso la libertà | L’eredità post-sovietica e l’“ultraliberalizzazione”

01.06.2004 – I principali canali televisivi georgiani trasmettono le immagini di un uomo dall’aspetto vistoso che scende da un aereo russo all’aeroporto internazionale di Tbilisi. Kakha Bendukidze torna in Georgia per aiutare il nuovo governo di centro a dare una “scossa” a un’economia stagnante da tempo. Alcuni ridono del suo aspetto, altri si chiedono se un ex imprenditore russo, per di più biologo, sia in grado di fare qualcosa per l’economia. Pochi però immaginano che questa strana scena abbia più in comune con i primi passi di Neil Armstrong sulla Luna che con un programma televisivo per dimagrire. E non passerà molto tempo prima che questo ex imprenditore diventi uno dei più grandi economisti georgiani (doppio senso voluto) e una delle figure più controverse di sempre.

La politica di deregolamentazione liberale successiva al 2003 fu inizialmente motivata dalla lotta alla corruzione e da una profonda diffidenza verso le autorità statali, radicata nell’epoca sovietica. Le riforme che ne seguirono portarono a una drastica riduzione della supervisione statale e a una radicale privatizzazione dei rapporti economici. Di conseguenza, le regole formali persero la funzione di rispecchiare e perpetuare i rapporti di potere. La bassa densità normativa e il dogma imperante del non intervento contribuirono a spostare la distribuzione dei vantaggi economici dalla sfera formale a quella informale. L’evoluzione del contesto economico georgiano dimostrò che l’introduzione di riforme neoliberali era indispensabile per salvare non solo la maggior parte delle imprese, ma l’intera economia e il benessere del Paese.

La bozza del nuovo codice tributario fu presentata alla società il 13 giugno 2004. Il numero di imposte veniva dimezzato (da 18 a 9). Le aliquote venivano ridotte e il sistema semplificato. Ad esempio, un’imposta progressiva sul reddito con aliquota del 20% veniva sostituita da un’imposta proporzionale del 12%. L’IVA scendeva al 18%. Una drastica riduzione della burocrazia statale (Ministero dell’Economia ridotto del 65%, Ministero dell’Agricoltura dell’80%), l’abolizione di 800 autorizzazioni per diverse attività economiche e molto altro facevano parte di quello che lui chiamava il piano “quick and dirty” (pronunciato con accento anglo-russo) per riportare in vita l’economia semimorta della Georgia.

Il nuovo codice, tuttavia, era solo una piccola parte di ciò che Bendukidze aveva in mente. Quando un giornalista gli chiese: «Il nuovo codice tributario recepirà le sue idee, che sono molto interessanti?», Bendukidze rispose: «No. Le mie idee non riguardano ciò che dovremmo fare il mese prossimo, ma come dovremmo costruire le cose in generale. Ora stiamo scrivendo un codice tributario abbastanza buono. Le mie idee riguardano il modo di trasformarlo in un sistema fiscale di natura radicalmente diversa... La Georgia è così povera che non ha altra scelta se non attuare riforme di fondo».

Non tutti però la pensavano allo stesso modo: di fronte all’opposizione interna ed esterna al governo, Kakha Bendukidze non riuscì ad attuare fino in fondo ciò che aveva in mente. Mentre il partito di governo accresceva notevolmente la propria reputazione grazie alle sue riforme, i politici e i ministri populisti cominciarono a mal sopportare la separazione dal potere e il decentramento di cui parlava Bendukidze. Questo, insieme a una reputazione del tipo “o lo ami o lo odi”, portò Bendukidze a lasciare l’incarico nel 2008.

Sebbene la privatizzazione aggressiva fosse una delle principali fonti delle entrate iniziali, disperatamente necessarie per le nuove riforme, ingenti capitali russi affluirono nelle imprese e nelle terre georgiane, dando alla Russia una solida influenza sull’economia georgiana, di cui abusò durante la guerra russo-georgiana del 2008. Ancora oggi molti considerano questa scelta uno dei principali errori del governo.

In una prima lettura, la politica georgiana è stata vista come un tentativo di tradurre in pratica la teoria economica liberale di von Mises e von Hayek. L’ampia politica di deregolamentazione e la limitazione dello Stato al solo compito di garantire un quadro normativo neutrale e minimo avevano lo scopo di rilanciare l’economia georgiana e di lasciarsi alle spalle il destino di una regione storicamente nota per corruzione e burocrazia. Il successo delle riforme liberali si è riflesso, tra l’altro, nel 9° posto nel Doing Business Index (Doing Business 2013) o negli ottimi piazzamenti in categorie come libertà del lavoro (3°), libertà d’impresa (16°) o libertà di commercio (6°) (Heritage Foundation 2013, pp. 219–220). Grazie al continuo miglioramento del contesto imprenditoriale, la Banca Mondiale ha riconosciuto la Georgia come il miglior riformatore al mondo del quinquennio 2005-2010 (World Bank 2010). Tutto questo, e molto altro, è stato l’eredità di Kakha Bendukidze. Nel 2007 la Georgia ha registrato un tasso di crescita record del PIL del 12,579%, uno dei tre più alti al mondo quell’anno.

Non sono solo numeri: pur con i suoi difetti, la crescita è stata inclusiva e ha toccato gran parte della popolazione, visto che la maggioranza dei georgiani viveva sotto la soglia di povertà (circa il 53%), quota scesa al 34,9% nel 2008. I georgiani avevano persino un nome per gli anni Novanta del Novecento: “i bui anni Novanta”, con riferimento ai tempi in cui c’erano circa due ore di elettricità al giorno e niente gas naturale.

Dopo la crisi economica del 2008, la guerra russo-georgiana e le dimissioni di Kakha Bendukidze, l’economia georgiana è crollata. Gli anni hanno mostrato che, dei tre eventi devastanti, l’ultimo è stato il più dannoso. Mentre le economie di altri Paesi sono fiorite dopo il 2008, quella georgiana è entrata in una fase di stagnazione, con un tasso di crescita del PIL in calo anno dopo anno.

Eppure, anche dopo la morte di Kakha Bendukidze nel 2014, molti continuano a trarre ispirazione dal coraggio, dalla determinazione e dalla tenacia con cui quest’uomo ha dimostrato al mondo intero che il Paese più povero del 1994 poteva diventare, all’inizio del XXI secolo, uno dei più riformati e in più rapida crescita. Mentre la propaganda russa e i partiti georgiani corrotti e falsamente di sinistra fanno di tutto per riscrivere la storia e cambiare la percezione dell’opinione pubblica, sono le statistiche e i dati a lasciarli senza armi. Per di più, l’impatto di Bendukidze è evidente non solo nei documenti ufficiali, ma anche nella società e tra i giovani: Kakha Bendukidze ha investito decine di milioni di dollari nella “Free University”, che ancora oggi è l’università migliore di tutta la Georgia e forma migliaia di giovani di mentalità aperta, che rispetteranno e ricorderanno per sempre ciò che quest’uomo ha davvero fatto.

Le statistiche lo rendono evidente: secondo una ricerca dell’ISFED (International Society for Fair Elections and Democracy) condotta nel settembre 2021, circa il 70% degli intervistati tra i 18 e i 25 anni votava per un partito libertario.

La crescita economica, la trasformazione delle mentalità e l’ispirazione data alle giovani generazioni sono tutte eredità di Kakha Bendukidze, e il suo fuoco di libertà arde ancora nel cuore di molti, soprattutto dei più giovani.

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

Più lo Stato «pianifica», più diventa difficile per il singolo fare i propri piani.
Friedrich A. von HayekThe Road to Serfdom, 1944

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