Economia e finanza
L’effetto Cantillon: uno sguardo agli equivoci più comuni


Nel precedente articolo, “First. L’ascesa di Javier Milei (parte 2)”, ho illustrato il funzionamento del cosiddetto effetto Cantillon. Per brevità, avevo lasciato da parte alcuni equivoci comuni. Data l’importanza dell’effetto per la distribuzione della ricchezza e, soprattutto, la sua grande complessità, vale la pena passare in rassegna alcuni errori ricorrenti e fare così maggiore chiarezza. Dopo una breve introduzione all’effetto Cantillon (una spiegazione più approfondita si trova nell’articolo citato), questo approfondimento a parte esaminerà tali convinzioni errate.
L’effetto Cantillon descrive il modo in cui il denaro si distribuisce quando vengono adottate misure monetarie espansive. Come quando si versa del miele in una tazza, la distribuzione è irregolare: prima si forma un grumo al centro, poi il miele si allarga. Nel caso dell’effetto Cantillon, il grumo sono le istituzioni e le persone vicine alle banche centrali o allo Stato, ovvero quelle che ottengono finanziamenti con regolarità e facilità: di solito istituzioni e persone già benestanti. Il resto, invece, sono persone o enti privi di queste caratteristiche, di solito appartenenti alla classe media o bassa. Questa distribuzione irregolare consente ai primi di acquistare beni e servizi ai prezzi di oggi, non ancora gonfiati dall’inflazione, mentre i secondi devono comprare ai prezzi gonfiati di domani. La conseguenza logica è un aumento delle disuguaglianze economiche.
Equivoco 1) La nuova moneta non ha un potere d’acquisto maggiore di quella già in circolazione. Presoalla lettera, questo argomento è corretto ed è un’obiezione intelligente all’effetto Cantillon. Tuttavia, non coglie il senso della teoria. Non si tratta certo del fatto che ricevere il denaro prima produca una sorta di magico favoritismo nei prezzi a vantaggio dei primi beneficiari e, allo stesso tempo, una discriminazione di prezzo a danno degli ultimi.
Conviene piuttosto pensare al potere d’acquisto che quelle unità monetarie aggiuntive hanno nel momento in cui arrivano a chi le riceve. Anche ipotizzando una distribuzione nominale identica di tutti i pagamenti, i primi beneficiari ottengono più potere d’acquisto degli ultimi, perché ricevono il denaro prima. Possono scambiare le unità nominali aggiuntive a una ragione di scambio migliore di quella a disposizione degli ultimi. Se hanno dimestichezza con la finanza, possono persino acquistare attività redditizie almeno indicizzate all’inflazione, traendone un profitto considerevole.
Equivoco 2) Le banche centrali non regalano il denaro, ma lo scambiano con beni. Di conseguenza, nessuno dei primi beneficiari è più ricco di prima
Il sottinteso del secondo equivoco è che la banca centrale sia soltanto un acquirente come un altro.
Bisogna ammettere che a prima vista l’idea suona molto convincente. Una riflessione di Arkadiusz Sieroń, però, ci aiuta a sgombrare subito il campo. Sieroń osserva con precisione: «Il nocciolo del problema è che, quando la banca centrale crea moneta, entra nel mercato, proprio come un falsario, con un potere d’acquisto non guadagnato. Ciò le consente di possedere più attività e di esercitare una maggiore influenza sui loro prezzi, incidendo non solo sul livello dei prezzi ma anche sulla loro struttura». Ciò che coglie è la particolarità della banca centrale, che entra nel mercato con moneta “appena coniata”. Guardando la questione attraverso lo schema della domanda e dell’offerta, risulta chiaro che questa maggiore domanda, spesso una quota rilevante della domanda complessiva del prodotto, fa salire il prezzo di equilibrio. Il primo beneficiario, quindi, guadagna grazie ai prezzi più alti su tutte le sue vendite.
«Le persone continuano a cercare la risposta nello Stato, e lo Stato è il problema». – Ronald Reagan
Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.
Per portare uno Stato dalla barbarie più profonda alla massima prosperità non serve molto altro: pace, tasse leggere e una giustizia amministrata in modo accettabile.
Adam SmithLezione del 1755, riportata da Dugald Stewart