Economia e finanza

Sull’educazione finanziaria

Articolo tradotto dall'inglese. Leggi la versione originale: On financial education

È accettabile che gli studenti sappiano più di come facevano affari i Romani che dei concetti economici di base?

Alla mia prima lezione di macroeconomia, il professore disse che una delle cose principali che avremmo portato a casa dal suo

corso sarebbe stata la capacità di capire che cosa dicono giornalisti e politici quando parlano di economia e di riconoscere tutte le c****te che spesso sfoggiano per convincere il pubblico. Tornando a casa, ricordo di aver pensato a tutte le persone che, non studiando economia, non sarebbero mai state esposte a ciò che il professore ci avrebbe poi insegnato, e che probabilmente avrebbero passato la vita a credere alle parole dell’“esperto di economia” che grida più forte, senza mai capire davvero nemmeno l’argomento della discussione. Com’è possibile? Purtroppo a scuola si insegna di più su come Greci e Romani facevano affari 2000 anni fa che sui concetti economici di base e sulle nozioni finanziarie che riguardano la vita quotidiana di chiunque.

Questo scarso peso dato all’educazione finanziaria nelle scuole è molto preoccupante, soprattutto considerato l’impatto profondo che queste decisioni possono avere sulla vita di una persona. È fondamentale che le persone siano formate in materia, per prendere decisioni finanziarie consapevoli, gestire le proprie finanze in modo efficace e capire le dinamiche economiche alla radice di molti problemi attuali. Come ha detto Arne Duncan, ex segretario all’Istruzione degli Stati Uniti, “L’alfabetizzazione finanziaria è una competenza essenziale per

avere successo nel XXI secolo. Prima i giovani iniziano a imparare a gestire il denaro, più saranno preparati a prendere decisioni consapevoli sulle proprie finanze e a costruirsi un futuro finanziario sicuro”. Anche secondo un’indagine dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), l’alfabetizzazione finanziaria è essenziale per gestire bene il proprio denaro ed evitare difficoltà economiche. Inoltre, chi ha un livello più alto di alfabetizzazione finanziaria tende ad avere un maggiore benessere finanziario e ad arrivare più preparato alla pensione.

Lo stesso studio ha rilevato che nei Paesi OCSE 1 studente su 6 non è in grado di prendere nemmeno semplici decisioni finanziarie. Questa carenza di formazione può portare a una cattiva gestione del denaro e a difficoltà economiche. Imparando concetti semplici come fare un budget e risparmiare, le persone possono sviluppare le competenze necessarie per gestire efficacemente le proprie finanze ed evitare problemi inutili.

Inoltre, come suggeriva il mio professore, insegnare le basi della finanza e dell’economia può aiutare le persone a comprendere più a fondo il contesto economico in cui vivono. Secondo un’indagine del National Center for Education Statistics, solo il 40% degli studenti dell’ultimo anno delle superiori negli Stati Uniti ha una conoscenza di base dell’economia. Questa lacuna può tradursi in una scarsa comprensione delle grandi questioni economiche che incidono sulla loro vita, come l’inflazione, la disoccupazione e la crescita. Studiando economia, gli studenti possono sviluppare le competenze necessarie per capire le dinamiche che muovono l’economia e prendere decisioni consapevoli sul proprio futuro economico. Sono stati condotti studi sull’impatto dell’educazione finanziaria ed economica sulla crescita e sulla stabilità economica, e hanno dimostrato che questi insegnamenti hanno un ruolo cruciale nello stimolare la crescita e nel ridurre la povertà. In particolare, uno studio della Federal

Reserve Bank of St. Louis del 2011 ha concluso che l’educazione finanziaria è in grado di promuovere

la stabilità finanziaria, ridurre le disuguaglianze di ricchezza e favorire la crescita economica, incoraggiando più imprenditori ad avviare un’attività e aumentando gli investimenti.

Nonostante la sua importanza, l’educazione finanziaria ed economica è ancora molto trascurata nelle scuole. Per esempio, un rapporto della National Endowment for Financial Education afferma che solo 17 Stati americani richiedono un corso di finanza personale per diplomarsi alle superiori. La situazione in Europa non è meno preoccupante: l’educazione finanziaria è in generale poco considerata e ci sono forti disparità tra Paesi, con un divario significativo nei livelli di alfabetizzazione finanziaria. In Danimarca, nei Paesi Bassi e in Svezia, per esempio, più del 60% degli adulti ha una buona comprensione dei concetti finanziari ed economici, mentre in Paesi come la Bulgaria e la Romania la percentuale scende sotto il 25%.

Di certo i decisori politici e gli insegnanti non hanno ancora compreso l’importanza dell’educazione finanziaria a scuola e ne sottovalutano l’impatto sul futuro degli studenti. Per questo può darsi che non la considerino una priorità nei programmi. Tuttavia, man mano che i benefici dell’educazione finanziaria vengono compresi meglio, cresce la pressione sulle scuole perché ne facciano una priorità. Un’altra ragione potrebbe essere la scarsità di risorse e finanziamenti: molte scuole faticano a dotarsi di insegnanti specializzati aggiuntivi e degli altri materiali necessari per ampliare il programma.

Nonostante queste difficoltà, ci sono Paesi che hanno fatto dell’educazione finanziaria una priorità e sono riusciti a diffonderla tra i cittadini. A Singapore, per esempio, l’educazione finanziaria ed economica fa parte del programma nazionale e tutti gli studenti devono riceverla dalla scuola primaria fino alla secondaria. L’iniziativa ha avuto ampio successo: secondo uno studio del National Institute of Education, l’80% degli studenti che l’hanno ricevuta si sentiva più sicuro nel gestire il proprio denaro e nel prendere decisioni economiche consapevoli. Oltre a Singapore, molti altri Paesi stanno prendendo misure per promuovere questa forma di istruzione così importante. Per esempio, nel

Regno Unito e in Australia l’educazione finanziaria fa ormai parte del programma

nazionale, e i bambini devono seguire corsi già a partire dai cinque anni.

Anche se si stanno facendo passi nella giusta direzione, il problema resta in gran parte irrisolto. In particolare, l’analfabetismo finanziario colpisce in misura sproporzionata i Paesi in via di sviluppo più poveri, probabilmente per la mancanza di sistemi d’istruzione adeguati. I dati indicano che appena il 54% di chi vive nei Paesi in via di sviluppo ha la capacità o le conoscenze per aprire un conto in banca, e in alcuni casi manca anche l’accesso agli istituti bancari. L’Indonesia è un esempio allarmante: secondo i dati di uno studio OCSE, la maggior parte degli indonesiani con uno status socioeconomico basso ha risparmi sufficienti a durare appena sette giorni in caso di emergenza. Un altro esempio è lo Zambia, dove circa metà della popolazione non utilizza alcun servizio finanziario.

Anche se è ancora ampiamente trascurata, l’educazione finanziaria è fondamentale. Come disse l’ex presidente degli Stati Uniti John Adams: «Tutte le perplessità, le confusioni e le angosce dell’America nascono non tanto da difetti delle sue Costituzioni o della Confederazione, né da una mancanza di onore o di virtù, quanto dalla pura e semplice ignoranza della natura della moneta, del credito e della circolazione».

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

L'inflazione è sempre e ovunque un fenomeno monetario.
Milton FriedmanInflation: Causes and Consequences, 1963

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