Economia e finanza
Il triste stato dell'influenza di CDP sulle grandi imprese italiane

In un Paese come l'Italia, dove secondo i media un diffuso fenomeno di neoliberismo starebbe conquistando con forza pezzi sempre più grandi dell'economia, in questo articolo parleremo dei partiti politici che piazzano persone in alcune delle aziende più importanti del Paese.
Negli ultimi anni si è affermata tra i partiti una tendenza a spartirsi le nomine nei consigli di amministrazione sulla sola base dei rapporti personali, senza alcuna attenzione per i fattori manageriali o economici. Ogni tre anni le stesse persone vengono spostate da un'azienda all'altra: amministratori delegati e consiglieri dal profilo tutto da dimostrare, nominati in imprese con cui non hanno nulla a che fare, con l'unica credenziale della simpatia per il partito al governo.
Al 2022 CDP vanta 478 miliardi di euro di attivi ed è finanziata principalmente attraverso i buoni fruttiferi postali di Poste Italiane. Tra le partecipazioni azionarie di CDP figurano alcune delle maggiori società italiane, tra cui colossi delle utility e dell'energia come Terna, Snam, Eni, Enel, Saipem e Ansaldo Energia; imprese di costruzioni come WeBuild; la piattaforma di pagamenti Nexi; e società di telecomunicazioni come OpenFiber. Oltre a queste partecipazioni, CDP investe in alberghi, immobili, fintech, autostrade e altri settori attraverso appositi fondi chiusi.
È semplicemente il triste ritratto di uno Stato italiano onnipresente, con una partecipazione in quasi tutti i principali settori industriali del Paese. CDP svolge un ruolo fondamentale in settori chiave dell'Italia ed è uno strumento essenziale per attuare le decisioni del MEF in materia economica.
Fatta questa premessa, parleremo del suo ruolo rispetto all'ultima tornata di nomine: la necessità di rafforzare l'influenza del governo nelle grandi imprese italiane. Prendiamo l'esempio di Enel: da quando l'ex amministratore delegato Francesco Starace fu nominato nel 2014, sotto il governo dell'ex presidente del Consiglio Renzi, Enel ha aumentato sia l'utile netto sia i dividendi. Ma poiché Starace aveva messo a punto piani per incentivare la transizione alle rinnovabili e l'efficienza energetica, in contrasto con la visione di alcune figure politiche oggi alla guida del governo, ora la direzione dell'azienda viene completamente rovesciata: fuori Starace, dentro Flavio Cattaneo come amministratore delegato e Paolo Scaroni come presidente. Dal punto di vista professionale non c'è nulla da eccepire sulle nomine, trattandosi di due figure molto competenti, anche se sono state sollevate perplessità sulle scelte del nuovo presidente in materia di gas russo ai tempi in cui era alla guida di ENI.
Il problema sta nel processo di nomina in sé, dato che ogni tre anni tutte queste aziende vedono in genere un completo rimescolamento delle posizioni di vertice. Ne deriva un serio problema di efficienza economica, perché anteporre il valore per gli stakeholder e le questioni politiche ai profitti e all'efficienza può portare alla distruzione di valore, senza che nessuno ne risponda.
In sintesi, l'Italia è di fatto governata da uno Stato onnipresente, con una partecipazione in quasi tutti i principali settori industriali del Paese. Le nomine ai vertici si basano in genere sulla vicinanza politica, con il risultato di una forte indifferenza verso la creazione di valore per gli azionisti.
Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.
Più lo Stato «pianifica», più diventa difficile per il singolo fare i propri piani.
Friedrich A. von HayekThe Road to Serfdom, 1944