Economia e finanza

Ottimismo climatico

Articolo tradotto dall'inglese. Leggi la versione originale: Climate Optimism

A molti il titolo di questo articolo potrà sembrare formulato in modo strano. «Mi scusi il francesismo, signore, ma che c@zzo c'è da essere ottimisti sul clima?», sento dire ai più. Be', i più avrebbero ragione. Non possiamo essere granché ottimisti, almeno non per quanto riguarda i dati che riceviamo e la situazione in cui ci troviamo. Possiamo e dobbiamo invece essere ottimisti riguardo a una tendenza interessante.

In un recente articolo sul suo blog, Noah Smith sostiene che «nonostante il pessimismo dell'intelligenza, [gli attivisti] dovrebbero abbracciare l'ottimismo della volontà. Non solo la disperazione, alla fine, non serve a nulla, ma è sempre meno giustificata: sì, il momento è difficile, ma gli sviluppi recenti fanno sì che il clima abbia oggi più possibilità di farcela di quante ne abbia avute da molto tempo a questa parte. E il motivo è che, a differenza degli attivisti per il clima scoraggiati, le persone intraprendenti della scienza, dell'impresa e della politica si sono rimboccate le maniche e combattono la buona battaglia».

Che cosa intende Smith quando dice che il clima ha una possibilità di farcela? Argomenta meglio la sua tesi più avanti, nell'ultimo passaggio che riporto (raccomandando invece la lettura dell'articolo originale[1]): «Gli attivisti sono comprensibilmente diffidenti verso l'idea che arriveranno nuove tecnologie a salvare il pianeta proprio all'ultimo momento. Dopotutto, gli incentivi non sono affatto allineati per un simile deus ex machina: data l'esternalità fondamentale delle emissioni di carbonio, non c'è motivo per cui scienziati e ingegneri debbano tenere al clima al punto da passare la vita a inventare soluzioni per salvarlo. Eppure lo fanno. Anche se l'opinione pubblica non prende abbastanza sul serio il problema del clima, scienziati e ingegneri sì. E hanno messo il cuore, l'anima, la carriera e i propri patrimoni nel creare energia solare a basso costo, eolico a basso costo, batterie economiche e affidabili».

Le tendenze a cui fa riferimento sono le seguenti:

Ed ecco di cosa parlava Smith: non solo possiamo contare su quella splendida parte di scienziati e attivisti che, nonostante incentivi sfavorevoli, si pongono l'obiettivo di sviluppare nuove tecnologie e migliorare quelle esistenti, ma ora possiamo contare persino sull'interesse personale delle persone. È un'ottima notizia, perché ricordiamo bene l'intuizione di un altro Smith, più importante (sono sicuro che Noah non me ne vorrà): è l'interesse personale, in ultima analisi, a muovere la società. Con incentivi ben allineati, può spingerla verso un futuro migliore. Come si vede dal grafico, le energie rinnovabili costano sempre meno, mentre la tecnologia dei combustibili fossili, in sviluppo da molto più tempo, non fa grandi progressi. Inoltre, cittadini e imprese in Europa stanno vivendo una grave crisi energetica, che dovrebbe insegnare loro qualcosa sull'autonomia energetica e scoraggiarli dal continuare a importare la maggior parte della propria energia da Paesi ricchi di combustibili fossili. Investire nelle rinnovabili non è solo meglio per l'ambiente, ma anche più sicuro e conveniente nel lungo periodo.

Sia chiaro: non abbiamo ancora vinto. Anzi, non siamo nemmeno a metà strada. Ciò che dovrebbe generare ottimismo e voglia di combattere, però, è che adesso abbiamo le armi giuste per vincere.

BIBLIOGRAFIA

[1] https://noahpinion.substack.com/p/climate-optimism-of-the-will

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

Uno dei grandi errori è giudicare politiche e programmi dalle intenzioni invece che dai risultati.
Milton FriedmanIntervista a The Open Mind, 1975

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