Economia e finanza

Che cosa sta facendo la PBOC?

Articolo tradotto dall'inglese. Leggi la versione originale: What is the PBOC doing?

Come la banca centrale cinese risponde alla guerra e alle restrizioni anti-COVID

La People’s Bank of China ha come obiettivi principali il mantenimento della stabilità finanziaria e il sostegno alla crescita economica del Paese. Gli strumenti a sua disposizione sono le classiche variazioni dei tassi d’interesse, l’emissione della valuta renminbi (yuan), la regolamentazione dei prestiti interbancari e del mercato obbligazionario interbancario e, infine, la gestione del cambio e delle operazioni in valuta.

https://tradingeconomics.com/china/inflation-cpi

L’inflazione in Cina ha seguito un percorso diverso da quello di Europa e Stati Uniti. Dopo un lungo periodo di inflazione bassa e stabile (2012-2019), alla fine del 2019 si è registrato un picco; poi il COVID ha avuto un effetto negativo sul livello dei prezzi, ma la PBOC è riuscita a mantenere il tasso d’inflazione non lontano dai livelli storici (come mostra il grafico qui sopra).

La Cina non è stata colpita dall’inflazione come gli Stati Uniti, perché la crescita del Paese è stata duramente frenata dalle restrizioni legate al COVID, né ha subito shock esterni come l’UE, grazie al trattamento preferenziale accordatole dalla Russia nelle forniture di petrolio.

I due problemi che la PBOC ha dovuto e dovrà presto affrontare sono: mantenere competitivo il tasso di cambio di fronte al rialzo dei tassi d’interesse americani ed europei, e favorire la ripartenza dell’economia dopo il lungo periodo di restrizioni.

All’inizio dell’anno l’economia cinese ha dato segnali positivi e la banca centrale non voleva perdere lo «slancio economico». Per questo il 27 marzo la PBOC ha tagliato di 25 punti base il coefficiente di riserva obbligatoria, portandolo a circa il 7,6%. L’obiettivo è adottare politiche macroeconomiche che migliorino la liquidità e l’accesso al credito, favorendo i prestiti bancari e quindi la ripresa economica. La scelta ha sorpreso i mercati, soprattutto dopo il fallimento delle banche regionali americane e le centinaia di miliardi di yuan già immessi nel sistema, principalmente attraverso le medium-term lending facility.

La Cina si è data un obiettivo di crescita economica di circa il 5% per il 2023, tenendo conto del tasso di crescita del 2022 inferiore alle attese (l’obiettivo era il 5,5%, il risultato è stato il 3%).

Inoltre, nelle scorse settimane il governatore della PBOC, Yi Gang, ha dichiarato che «l’attuale livello dei tassi d’interesse reali è relativamente adeguato», orientando le aspettative degli investitori; ha anche detto che la priorità sarà data alla tenuta del valore della valuta e alla stabilità finanziaria, perché queste favoriscono la piena occupazione e la crescita economica.

Quanto alle politiche di cambio, è importante ricordare che dal 1994 lo yuan è ancorato al dollaro statunitense (può oscillare di circa l’1% al giorno), a differenza dei cambi flessibili adottati dalla maggior parte delle economie avanzate (come lo stesso dollaro). L’obiettivo è mantenere basso il tasso di cambio e favorire le esportazioni cinesi: la valuta cinese è cioè sottovalutata, e acquistare beni in valuta cinese risulta conveniente per il resto del mondo. Per raggiungere questo obiettivo la PBOC deve comprare dollari e vendere yuan (si prevede che nel 2024 le riserve valutarie cinesi si attestino intorno ai 3.180.000 milioni di dollari).

https://tradingeconomics.com/china/exports#:~:text=Exports%20in%20China%20is%20expected,according%20to%20our%20econometric%20models.

Oggi la politica cinese di spinta all’export, dopo il forte calo degli anni del COVID, è favorita dal rialzo dei tassi d’interesse americani ed europei, che rafforza le rispettive valute. Il grafico qui sopra mostra l’andamento delle esportazioni cinesi nel corso degli anni.

Che cosa farà la PBOC nel prossimo futuro?

Come prima del COVID, anche prima della crisi mondiale del 2008 la PBOC lasciava apprezzare con cautela la valuta cinese; durante la crisi del 2008, però, le esportazioni cinesi crollarono (come mostra il grafico) e, per stimolarle, le autorità cinesi interruppero l’apprezzamento dello yuan, una politica ripresa poi nel 2010.

Le autorità cinesi potrebbero quindi seguire un approccio simile per rilanciare la domanda. Va considerato, tuttavia, che all’inizio degli anni Dieci Stati Uniti ed Europa stavano abbassando i tassi d’interesse, perché in quel momento l’economia aveva bisogno di stimoli: una tendenza opposta a quella attuale.

È quindi difficile prevedere le prossime mosse della PBOC. Tuttavia, considerando il taglio del coefficiente di riserva obbligatoria e le ingenti somme già immesse nel sistema finanziario fino a dicembre, sembra probabile che la politica monetaria resterà espansiva, a vantaggio della ripresa economica cinese.

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

Uno dei grandi errori è giudicare politiche e programmi dalle intenzioni invece che dai risultati.
Milton FriedmanIntervista a The Open Mind, 1975

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