Politica

La spinta verso le idee di sinistra in Bocconi

Articolo tradotto dall'inglese. Leggi la versione originale: The push towards left-leaning ideas at Bocconi

È opinione diffusa che le università coltivino idee progressiste, con campus pieni di studenti spesso protetti dal mondo, che passano il tempo a studiare concetti teorici con scarso contatto con le loro applicazioni pratiche nella realtà esterna. Negli ultimi anni, però, questo atteggiamento liberal, che accompagna la libertà appena scoperta all'università, unito a movimenti sociali che dettano il discorso politico, sembra essersi trasformato nell'adesione a ideologie che vanno dritte contro i principi stessi delle istituzioni frequentate dagli studenti.

I dati dell'Higher Education Research Institute della University of California, Los Angeles, hanno mostrato che, nell'ultima rilevazione, la percentuale di docenti a tempo pieno di college e università quadriennali che si definiscono di «estrema sinistra» o liberal è aumentata in modo significativo. Con una cultura sempre più spostata a sinistra, non sorprende che questa unilateralità politica sia penetrata nel mondo accademico e abbia causato problemi concreti: dalle intimidazioni a relatori come il giudice federale conservatore Kyle Duncan a Stanford, al crescente bisogno di conformismo intellettuale, con accademici che sentono di doversi autocensurare.

Da un punto di vista osservativo, il modo in cui le idee di sinistra hanno influenzato la Bocconi è diverso da quanto accade in altre università. C'è meno enfasi sul wokeism, tipico della maggior parte degli atenei americani e britannici, e una spinta maggiore verso le convinzioni della sinistra vecchio stampo. La cosa appare però piuttosto paradossale, considerando che la Bocconi è ritenuta da molti l'università privata più costosa d'Italia, con borse firmate al braccio di quasi ogni studente, programmi per il weekend che spesso prevedono una piccola vacanza a Mykonos e progetti di carriera che puntano, prima o poi, a possedere un hedge fund. L'eredità della Bocconi e il futuro dei suoi studenti affondano le radici nelle opportunità offerte dall'economia capitalistica in cui viviamo. Eppure, davanti al Leoni, studenti convinti che il giogo del socialismo sarebbe un sistema migliore di quello che ha permesso loro di avere tutto ciò a cui tengono nella vita distribuiscono volantini comunisti.

L'élite finanziaria di Milano si forma alla Bocconi, e la sua influenza plasma la società, il che rende l'ipocrisia ancora più profonda. Soprattutto oggi, un problema che si solleva spesso a proposito delle «élite» è quanto siano scollegate dalla realtà, mentre traggono profitto da un sistema che poi criticheranno ferocemente. Forse è per senso di colpa, per un desiderio di uguaglianza universale, o per l'angoscia intrinseca che gli studenti provano all'idea di dover vendere l'anima alla finanza aziendale. In ogni caso, questa riluttanza ad ammettere i benefici che traggono dal libero mercato è quanto mai rappresentativa della mentalità liberal, radicata nell'ipocrisia.

Eppure è convinzione comune che le università debbano mantenere una visione liberal, essendo le istituzioni deputate per eccellenza a farlo. I bocconiani sollevano spesso questo argomento quando si parla delle loro opinioni politiche e della loro avversione per il libero mercato. Ma, a guardare meglio, è proprio questo tipo di atteggiamento ad aver prodotto l'estremismo progressista che vediamo nella maggior parte delle istituzioni. Si potrebbe persino sostenere che metta in luce il lato oscuro del liberalismo, che prende studenti inesperti e ingenui e li induce a credere in idee irrealistiche, salvo poi vederli travolti dalla realtà quando entrano nel mondo del lavoro. Lo dimostrano le statistiche secondo cui le persone, con l'età, si spostano molto più a destra, man mano che ricevono questa dose di realtà.

In conclusione, la crescente mentalità liberal alla Bocconi riflette una società sempre più progressista. Ci stiamo allontanando dalla mentalità che un tempo ci ha permesso di costruire un sistema economico senza pari, per abbracciarne una segnata da ipocrisia e codardia. Un sistema in cui il libero mercato viene demonizzato in quanto intrinsecamente ingiusto, mentre uguaglianza ed equità vengono confuse tra loro.

Detto questo, il capitalismo e il libero mercato sono tutt'altro che perfetti; ma il fatto che il progressismo sembri ora trasformarsi in un falso senso di liberalismo non solo mette in pericolo ciò che apprezziamo del libero mercato, ma riecheggia idee che si affermarono con il Maggio '68: dobbiamo quindi affrontare ancora una volta il ritorno delle idee di sinistra, questa volta in una forma diversa ma altrettanto pericolosa.

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

Non esistono pasti gratis.
Milton FriedmanTitolo di un suo libro del 1975

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