Politica

Che cos’è la «servitù»?

Articolo tradotto dall'inglese. Leggi la versione originale: What is "Serfdom"?

Nel 1974 Friedrich von Hayek, uno dei più influenti esponenti del liberalismo, vinse il premio Nobel per l’economia per il suo contributo all’analisi delle interdipendenze tra fenomeni economici e sociali. Era convinto che solo una società fondata sul libero mercato e sui valori dell’imprenditorialità e dell’innovazione potesse fiorire e prosperare. Hayek preferiva che la maggior parte delle attività restasse in mano privata. Riconosceva però la necessità di un ruolo limitato dello Stato, chiamato a svolgere i compiti di cui i mercati non sono capaci, come prevenire il crimine o garantire una rete di sicurezza di base attraverso un sistema completo di assicurazioni sociali.

Il suo capolavoro, “The Road to Serfdom”, pubblicato nel 1944, è un libro sui diritti sociali e sulla libertà degli individui: la lezione che Hayek voleva trasmettere è che tra questi due non esiste compromesso, perché la libertà è un valore etico e antropologico non negoziabile.

La libertà è infatti il fondamento stesso della società. E questa società dovrebbe poggiare su un sistema di libera impresa, in cui l’individuo deve poter pianificare la propria attività e il proprio futuro senza il dinamismo di un’autorità centrale che gli pende sulla testa. I fattori decisivi per lo sviluppo di una società più equa e libera sono infatti la libera concorrenza e la limitazione dell’intervento pubblico da parte dello Stato.

A che cosa si riferisce, dunque, la parola «servitù»? Per Hayek il socialismo è la servitù stessa: mentre la democrazia cerca l’uguaglianza nella libertà, il socialismo cerca l’uguaglianza nella costrizione e nell’asservimento.

Le democrazie occidentali, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti, hanno progressivamente abbandonato quella libertà in campo economico senza la quale in passato non è mai esistita libertà personale e politica. La società ha cercato, sbagliando, di garantirsi una prosperità duratura attraverso la pianificazione centralizzata, che porta inevitabilmente al totalitarismo. La pianificazione, in quanto coercitiva, è un metodo di regolazione inferiore, mentre la concorrenza del libero mercato è superiore perché è l’unico metodo con cui le attività degli individui possono adattarsi le une alle altre senza l’intervento arbitrario dell’autorità. Il suo argomento contro il socialismo è semplice. Ogni sistema economico deve rispondere a una domanda di fondo: che cosa produrre? In un sistema di mercato la risposta arriva ogni giorno dalle forze della domanda e dell’offerta. Questo meccanismo, però, non esiste quando i mezzi di produzione sono di proprietà dello Stato. Hayek descrive una situazione in cui non si riesce a trovare alcun consenso su che cosa produrre, e in cui questo porta le persone alla frustrazione e a essere disposte a cedere ad altri il proprio potere decisionale.

I bersagli principali del libro di Hayek erano il fascismo e il socialismo. Tuttavia, dato che in quegli anni l’URSS era alleata di Regno Unito e Stati Uniti, preferì riferirsi al nazismo anziché al comunismo. Gli estremismi di destra e di sinistra, infatti, non possono essere considerati due fenomeni separati e diversi, perché entrambi minacciano le libertà individuali con forme sempre più estese di controllo coercitivo sull’individuo. È per questo che in una società totalitaria emergono i peggiori: le figure più spietate, come Stalin, Hitler o Himmler, non conquistarono la loro posizione per caso. Fu l’esito inevitabile del tentativo di controllare l’intera società dall’alto. Hayek spiega inoltre che chi controlla i mezzi economici controlla anche tutto il resto, perché quella persona o quell’ente ha il potere di decidere quali fini debbano essere soddisfatti e quali no.

Ne consegue che il problema principale di tutti questi regimi dispotici è che non sono stati in grado di adattarsi alle sfide dell’età moderna e hanno quindi dovuto soccombere sotto il peso della loro indegnità etica e delle loro inefficienze economiche.

Qual è allora il sistema socio-politico ideale? Hayek sostiene che, poiché l’idea di fondere Stati diversi in un unico Paese non è praticabile, si debba applicare il principio del federalismo. Ma perché? Uno dei principali vantaggi del federalismo è che può essere organizzato in modo da rendere difficile l’attuazione di una pianificazione dannosa, lasciando però possibile quella desiderabile.

Le opinioni espresse negli articoli sono degli autori e non rappresentano necessariamente quelle dell'associazione o dell'Università Bocconi.

Non esistono pasti gratis.
Milton FriedmanTitolo di un suo libro del 1975

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